È il filo al quale sono attaccate le persone in una stanza bianca e fredda. La speranza di chi ci crede ma non vuole pregare. L’obiettivo degli scettici. La saliva dei perdenti.
È l’appiglio, la maniglia, la corda, la leva. Il finale di giornata.
È una goccia di sangue che scivola, unica e sola, lungo il tragitto verso terra.
È cercare riposo anche quando siamo ancora lontani dalla meta.
È la speranza dei vinti: non è finita fino a quando non è finita.
Quella luce in fondo al tunnel che è più fioca di un barlume. Il sale da mettere sui pensieri quando questi giocano contro.
Una vita sbagliata che può ancora recuperare ai rigori.
Il più piccolo sussulto dopo un tempo passato a vegetare.
La speranza è l’assurdo quando tutto è già crollato.
Quando il mondo ti respinge ma ciò nonostante tu tieni stretto il coltello tra i denti.
È il sole visto dritto negli occhi.
La lacrima, sola e disperata, che ti lascia dopo un giorno di dolore.
È un messaggio di un amico che non vedi mai, arrivato senza sapere nulla del tuo vento in faccia. E allora lo apprezzi di più. Anzi, ci fai il bagno.
La speranza vive nei vicoli stretti di questo Paese che si addormenta senza trovare mai una risposta.
Nella vita come viene, che forse andrebbe presa come va.
Nel desiderio di un risveglio asciugato dai guai che questo tempo ci sputa in faccia ogni santo giorno.
È il sorriso di chi vede le cattiverie ma continua a credere in un mondo nuovo.
È una voce con il mal di gola alla quale appendersi.
E allora la speranza diventa anche questo: aspettare che arrivino i marziani e ci portino oro, incenso e mirra.
Non perché ci crediamo davvero.
Ma perché, quando tutto sembra perduto, anche l'impossibile può diventare una forma di resistenza.
