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giovedì 4 giugno 2026

L'ennesimo segreto di Fatima


Cronisti dell’ovvio e profeti del già detto

È ormai affollatissima la platea di scrittori, pubblicisti, giornalisti autoproclamati e commentatori per vocazione divina che, nella provincia italiana — operosa quando conviene, sonnolenta quando fa comodo — si dedicano all’arte suprema della cronaca.

Cronacano tutto.
Il vuoto cosmico spacciato per notizia e il nulla travestito da emergenza epocale. Scrivono di politica, naturalmente, sempre con la sorprendente capacità di stare dalla parte giusta: la loro. Mai da quella di chi governa, colpevole a prescindere di non capire nulla e di calciare la palla in tribuna anche quando non c’è nemmeno il campo.

Il problema non è scrivere di tutto — per carità — ma scrivere senza sapere quasi niente, compensando la mancanza di contenuti con dosi massicce di fantasia. Più che cronaca, spesso è narrativa creativa. Peccato non venga dichiarata come tale.
In questi giorni, poi, impazza la disciplina più praticata del Paese: la scoperta dell’acqua calda.
C’è chi annuncia ciò che succederà con tono grave, sguardo serio e dita ben piantate sulla tastiera, come se stesse rivelando un segreto di Stato. Nessun dubbio, nessuna ipotesi: andrà così, fidatevi di me.
Peccato solo che la stessa identica previsione fosse già stata fatta due mesi fa.
E allora sorge spontanea una domanda: oggi cosa stiamo leggendo, un’analisi o il replay?
Ma questa è la bellezza della democrazia: la parola è di tutti.
I social, poi, hanno fatto il miracolo definitivo: trasformare l’opinione qualunque in rivelazione mistica.
Basta scrivere una banalità già nota, pubblicarla online e — magia — sembra di aver scoperto l’America. Anzi no: il settimo segreto di Fatima.

Peccato che l’America sia stata scoperta secoli fa e che quella banalità la conoscano anche i gatti randagi sotto casa. Eppure il fenomeno si ripete: il già detto diventa “analisi”, il sentito mille volte diventa “lettura lucida”, il nulla diventa “spunto di riflessione”.

Il risultato? Una folla di profeti dell’ovvio che, da commentatori part-time, sprecano tempo a spiegare ciò che tutti sanno già, ma con l’aria di chi pensa di aver appena illuminato l’umanità. Non inventano nulla.
Non spiegano nulla. Ma pretendono applausi lo stesso.

E così, mentre il mondo va avanti, loro restano lì: fermi, solenni, a indicare l’acqua calda… come se fosse bollente solo perché l’hanno toccata per ultimi.

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