Minaccia il tempo fuori, minaccia l'istinto dentro, il resto lo sa solo Dio. Settembre via di mezzo, nemico a prescindere! Occhi fissi in cerca di risposte mute ad esclamativi brutta copia di interrogativi. Arancione, poi giallo, poi rosa, poi… poi! Tramonti a ovest, per i daltonici, una visione indefinita. Post-it: cercare pensieri in affitto, apnee mai respirate, frasi dissipate. Settembre, quel rumore stordito riprende fiato: la musica è finita, sparpagliatevi. Post-it: perdere pezzi di carta mai scritti, mutamenti mai partoriti, pretesti brindati con acqua salata. Colpiscono in faccia, come i pugni di un pugile, tutte le questioni rispedite a un mittente sconosciuto: il destino. Ecco il calcolo matematico: mentire + immaginare + credere = scivola la vita, e non si può fare altro che scivolare!
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mercoledì 11 settembre 2024
mercoledì 22 dicembre 2021
Non siete fortuna, siete destino
La magia dell’incontro, due anime che si guardano; scorrono veloci le immagini della vostra storia. Fino a qui, fino ad oggi, dove l'insicurezza di Carmelina si abbandona alla risolutezza di Domenico, dove la flemma di Domenico si nutre dell’energia di Carmelina, ed è unione. L’isola verde come cupido, questa città come nuovo inizio. Un fiume in piena che cancella ogni piccolo timore; un vento caldo che scuote le vostre anime perse nell’oblio. Finalmente il sorriso dei giorni più chiari, il cuore colmo di gioia e noi spettatori felici. Non servono anni, mesi e giorni: servono attimi. Sono gli attimi nascosti nella sabbia di Sant’Angelo; sono gli attimi che riempivano i vostri sguardi quella sera d’estate; sono gli attimi che hanno conservato il NOI nonostante il frastuono attorno; sono gli attimi che danno il senso ai momenti, ai discorsi, alla pelle. Che bello deve essere stato incontrarsi e dirsi, senza spargere voce: eccoci, siamo un corpo solo fatto di piccole e grandi cose, di lacrime e sorrisi, di silenzi ed esortazioni, di colori e chiaroscuri, di respiri e affanni, e questo lo siamo e lo saremo fino a tutta la vita che c’è!
Carmelina e Domenico sposi, Fondi ottobre 2021
domenica 4 aprile 2021
Non siamo altro che destino
Dispersi, come dopo uno schianto! Col coraggio dei giorni più giovani cerchiamo temerari oltre la fine dei nostri limiti. L’oppressione dell’ordine precostituito: asciugare le lacrime fissando il muro. Soffitti di cartone ci intimano di arrenderci. Chi ha fiato da gridare è rimasto, chi aveva l’animo scosso è crollato! Incedere senza meta stando fermi e poi spiragli di niente che sembrano il tutto! Voci nuove, nomi sconosciuti, parole ferventi e leggere, intrepide e frivole, istruite e fatue. Noi spaventati e fragili che incediamo al buio, ma con l’inconscio che ci indica il transito. Scoperta oppure suggestione di essa? Tant’è che s’intravedono percezioni. Gli occhi raffermano colori e la testa sceglie chi siamo. Capelli, corpi e stati d’animo. Scambiamo conoscenza come al ping pong. Fuori ci dicono folli, ma è qualunquismo da competizione al quale volgiamo l’altra guancia. Esistiamo, ora esistiamo, davanti alle nostre paure, dietro ai nostri errori, di fianco alla caparbietà di non perdere il filo e ritrovarci ancora una volta pieni di nulla e negati all’affetto, spezzati dalla passione, delusi dall’effimero. Ora, più di mai, bramiamo essere nudi ancora prima di spogliarci e partecipare così al gioco utile della consapevolezza. Siamo in viaggio con quelli come noi trovati un giorno per caso nel bel mezzo della nebbia che soffocava i nostri cuori. E tutto questo senza chiederlo a DIO.
sabato 13 febbraio 2021
Two solitudes
Avevo tagliato e ritagliato i pensieri per farli diventare altro da loro, giocando al comodo e scomodo delle conseguenze. Spingevo le azioni controvento mentendo a me stesso sulle opportunità in caso di spiragli di aria. Pezzetti di puzzle che corrispondevano al vero mi sedavano da slanci di euforia gratuita. Tentavo invano ogni tipo di approccio con la sua sagoma che voleva palesemente scivolare via. Era un’agonia risolta solo dalla luce del giorno che mi colpiva in faccia contestandomi l’oblio. Il ticchettio dell’orologio continuava a essere impietoso nonostante la mia evidente necessità di capire. Niente. I silenzi erano saliva amara da ingoiare. E allora ricominciavo con le manovre di attracco, salendo e scendendo la scala delle probabilità. Dopo aver camminato cieli di qualsiasi definizione di colore sono arrivato al mesto capolinea strappandole sillabe che tratteneva nelle punte dei capelli. Una fatica immane e, oltremodo, brutale. La sua verità, o costruita parvenza, sanciva l'uscita di scena. Conta dei danni. C’avevo lasciato l’anima! Punto e a capo. Quelle che potevano essere vite intrecciate s’irrigidivano in due, definitive, solitudini.
“Ma il tuo corpo ricorderà ciò che la tua mente impara a dimenticare”
martedì 31 marzo 2020
Noi due soli, appoggiati al mondo
martedì 24 marzo 2020
Io resto!
mercoledì 8 gennaio 2020
Che se ci metto il sale la neve si scioglie…
Ecco, lo stupore. Che grande invenzione lo stupore. Spesso rimango stupito dallo stupore rappresentato da paesaggi all’orizzonte che non avevo mai guardato o dal ritornello di una canzone che non avevo mai sentito. Oppure, ed è ancora più sorprendente, lo stupore percepito davanti a due occhi che si parano di fronte ai miei, senza neanche averli cercati. Capelli nero corvino, viso che sorride anche se è posato, braccio teso con il nome scandito sulle punte delle dita. Giovane di quella gioventù da salti di gioia a prescindere. Sud che ritorna. Non troppo, ma sud.
Caspita, questa situazione non l’avevo proprio considerata. E pensare che sono qui per respirare dopo tanta apnea. Sono qui perché è l’unico posto dove volevo stare. Sono qui perché andare in tutto il resto del mondo non mi interessava. Sono qui perché anche se parlo da solo mi ascoltano in molti.
I primi dischi di una festa, un Gin Tonic con ghiaccio, come se non bastasse tutta la neve lì fuori; il tepore di questo posto pieno di vita. Lei balla un ballare semplice. La raggiungo e rimango immobile. Penso ai miei anni e credo che siano tanto distanti dai suoi. Penso anche che però nonmenefregauncazzo. Non ho la sindrome da pesce fuor d’acqua e soprattutto lavoro duro ogni giorno per combattere il suo possibile arrivo. Di contro, Peter Pan mi spiccia casa. Allora faccio due passi di danza di fronte a lei cercando di imitare Roberto Bolle.
Atmosfera di quelle che se volevo deciderla a tavolino non mi veniva neanche se mi chiamavo Briatore. Il dj spinge con ritmi affini alla fauna. Seguo la scia guardando sempre gli argini. Lei è divertita e divertente. Sono sempre più stupito e credo che mi si legga in face. Like a ebete, quasi. Parlo e lei mi ascolta. Parla ed io l'ascolto. Gin Tonic a manetta, come fosse acquaferrarelle, che se non sto attento le dico ti amo in men che non si dica (cosa sorprendente per uno che lo ha detto forse mezza volta in vita sua, forse…).
Sono le 3 di una notte che finirà nell'albo d’oro delle cose inaspettate. Uno scambio di battute e quelle tracce lasciate per cercarci. Scivolo via, appositamente, con nonchalance. Lo faccio perché non posso sciupare l'attimo con considerazioni banali sul cosa sarà e altre traiettorie che solodiosà.
Esco fuori guardandola come Jerry Calà guardava Marina Suma (alla quale assomiglia tremendamente) nello storico finale di "Sapore di mare", consapevole del fatto che prima di stanotte lei non c’era, ora c'è e che se ci metto il sale la neve si scioglie.




